Chi lavora all’estero, ha diritto alla NASpI?

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Chi lavora all’estero, può perdere o continua ad avere il diritto di percepire la NASpI? La “nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego” è una indennità rivolta a coloro che risultano disoccupati in Italia e per un periodo ben definito, percepiscono una certa somma di denaro.

L’Istituto nazionale della previdenza sociale, vista la continua confusione sull’argomento, ha chiarito in quali casi un cittadino italiano potrebbe continuare a percepire l’indennità sociale per l’impiego pur trovandosi in un paese all’estero e dunque, fuori dall’Italia.

Prendere la disoccupazione in Italia e vivere all’estero: si può?

Posso percepire la disoccupazione all’estero? È la classica domanda di un italiano che vorrebbero trasferirsi fuori dal proprio Bel Paese, pur non rinunciando alla sua indennità per il mancato impiego. In verità si può percepire la NASpI anche stando al di fuori dell’Italia, indipendentemente che si mantenga la residenza nel proprio paese oppure ci si sposti all’estero.

L’INPS è stata esplicita, poco importa quanto si intenda restare all’estero o la motivazione, si continuerà a percepire in ugual modo la nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego.

Nonostante si possa prendere la disoccupazione dell’Italia pur essendo all’estero, c’è da dire che a tutto ciò vi è una restrizione da dover rispettare a tutti i costi. Il beneficiario dell’indennità NASpI sottoscrive un patto di servizio personalizzato in base appunto, al suo profilo.

Dunque, è obbligatorio che il soggetto che percepisce l’indennità NASpI si presenti al centro dell’impiego del luogo di residenza, a seguito di convocazione. In questo modo potrà cercare attivamente una nuova occupazione o rafforzare le sue competenze.

Tuttavia trovandosi in un altro Paese (purché rientri nell’Unione Europea), qualora si cerchi una ulteriore occupazione (mentre si percepisce allo stesso tempo anche la NASpI), l’obbligo di profilazione presso il centro dell’impiego di residenza, cade automaticamente se sono trascorsi almeno tre mesi.

Nonostante trascorsi i 3 mesi e l’assenza di obbligatorietà nei confronti del centro dell’impiego di appartenenza, il soggetto è pur sempre tenuto a rispettare i meccanismi della cosiddetta condizionalità.

Come fare comunicazione all’INPS per domicilio estero

L’unico caso in cui il beneficiario è escluso da tale obbligatorietà è qualora quest’ultimo abbia superato i tre mesi fuori Italia (con permanenza in Europa). In quel caso il suo dovere sarà quello di contattare il Centro per l’impiego italiano e dichiarare la variazione e automaticamente, richiedere la revoca da eventuali chiamate per il lavoro.

Ecco con esattezza, quali sono i passaggi da fare:

  • Contattare l’INPS del territorio di competenza e fare in modo che rilascino i documenti U1 e U2. Essi attesteranno il periodo di assicurazione e l’effettivo diritto a percepire l’indennità per l’impiego sociale.
  • Presentare il modello U2 e allo stesso tempo fare l’iscrizione al Centro per l’impiego straniero per fare in modo che si risulti in cerca di lavoro per un periodo massimo di sette giorni da quanto è stata revocata la disponibilità presso il centro italiano di riferimento.
  • Dare la disponibilità ad eventuali controlli che effettuerà il paese estero ospitante. In questo modo è come se il beneficiario percepisse una indennità economica per la sua disoccupazione da quel determinato paese.

Oltre agli obblighi che sono stati già citati (come ad esempio il meccanismo di condizionalità), per il resto, la durata della indennità per la disoccupazione non cambia. Il tempo sarà lo stesso che viene considerato in Italia.

Per chi non lo sapesse, la durata della NASpI è soggettiva, in quanto dipende dai contributi che ha versato quel soggetto in tutta la sua storia lavorativa. In ogni caso, essa viene corrisposta considerando il numero di settimane pari alla metà di quelle contributive degli ultimi 4 anni, fino a massimo 24 mesi.

Questo è tutto ciò che deve sapere uno che lavora all’estero ed ha diritto alla NASpI.