Nel B2B, si sente sempre più spesso parlare di intelligence economica per le aziende, complice un contesto caratterizzato da una spiccata interconnessione tra attori economici differenti nonché di matrice internazionale. Questo alla luce di uno scenario dove la globalizzazione – e i recenti fatti di geopolitica lo dimostrano una volta di più – assume un ruolo quanto mai rilevante.
Ma l’intelligence economica è anche un concetto in costante evoluzione all’interno del processo di decision making: una costante nella sua attualizzazione. Vediamo dunque cos’è e come implementarlo in maniera da trarne un vantaggio competitivo per il core business.
Intelligence economica: di cosa parliamo
Per intelligence economica si intende un insieme di azioni coordinate di analisi, ricerca, distribuzione e protezione delle informazioni ottenute passando per canali legali. Si tratta di attività che hanno come fine il supporto di decisioni di valenza strategica e dunque fondamentali per l’azienda, in particolare per tutto ciò che ruota attorno al core business. Si assiste alla trasformazione di una conoscenza astratta in elementi utili all’azione.
L’intelligence economica è fondamentale per le imprese dei diversi ambiti dell’economia: per quelle dell’agricoltura italiana così come per quelle del comparto engineering & industrial, entrambi caratterizzati da considerevoli contatti con l’estero, oltre che da un asset articolato interno per quanto riguarda le risorse umane. Si tratta comunque soltanto di esempi, essendo l’adozione di questo approccio trasversale.
Alla base dell’intelligence economica sussiste un solido impianto di governance informativa. Vediamo cos’è e perché è importante.
Il ruolo della governance informativa nell’intelligence economica
La governance informativa (governance dei dati o governance IT) rappresenta l’insieme di regole, processi e responsabilità che governano i dati di valore strategico che caratterizzano una certa organizzazione. Agisce lungo l’intero ciclo di vita dei dati.
La data governance ha come fine la valorizzazione dei dati detenuti dall’organizzazione. Comprende diversi fattori: politiche, processi, standard, responsabilità, ruoli. Essi si articolano in modo tale da garantire la piena usabilità e disponibilità dei dati nonché la loro integrità e sicurezza.
La data governance risulta sempre più centrale con la digitalizzazione, e non potrebbe essere altrimenti alla luce di una gestione documentale paperless perché gestita attraverso formati di matrice telematica e dunque tramite software ad hoc (e non solo).
Il flusso stesso delle informazioni è infatti caratterizzato da una condivisione tramite soluzioni in cloud e di intelligenza artificiale. In questo contesto, i dati si trovano esposti all’acquisizione illegale da parte di soggetti malintenzionati piuttosto esperti anche perché sussiste una maggiore superficie sotto attacco.
L’intelligence economica è essenziale che intervenga a questo livello, approntando le opportune tecniche di tutela in chiave di cybersecurity e le altrettante verifiche.
Intelligence economica: un patrimonio informativo eterogeneo
Il patrimonio informativo che caratterizza l’intelligence economica è alquanto eterogeneo. Si distingue per una provenienza dei dati che non è soltanto da fonti interne, ma spesso anche esterne: database, archivi, ecc.
Tale eterogeneità diventa decisiva nel contesto B2B, dove non basta disporre delle informazioni del caso, ma diventa cruciale renderle idonee per prendere decisioni operative. Questa è una caratteristica peculiare dell’intelligence economica in quanto disciplina che prevede un’attenta capacità di lettura tra tali dati in chiave di decision making.
In uno scenario che vede una governance IT intesa nel modo che abbiamo analizzato in precedenza, l’intelligence economica diventa un fattore capace di produrre stabilizzazione, evitando che i dati delle diverse fonti si trovino in ordine sparso e dunque poco fruibili a livello operativo.
L’informazione, in questo modello, si rivela una vera e propria base strutturale. Per questo è in grado di influenzare positivamente il processo di decision making, particolarmente articolato e complesso per le realtà del B2B, in quanto riduce i margini di incertezza.
Il valore aggiunto dell’intelligence economica nel B2B e l’importanza di verificare le informazioni
L’intelligence economica si rivela un approccio tra i più efficaci per le aziende che devono prendere decisioni strategiche nel B2B. Qualcosa che vale in special modo alla luce del fatto che non si limita alla sola raccolta delle informazioni ma anche alla verifica delle stesse.
Non a caso contempla l’acquisizione di competenze interdisciplinari, incluse quelle di verifica mirata delle fonti e dei contesti di provenienza, che come abbiamo visto tendono ad essere differenti.
In questa logica, un supporto tra i più efficaci deriva dalle attività investigative, in grado, grazie a controlli mirati ed effettuati nel rispetto delle normative attuali, di migliorare tanto la qualità delle informazioni quanto la loro stessa affidabilità.
Alla luce di tali peculiarità, i vantaggi principali dell’intelligence economica per realtà del B2B sono:
- maggiori opportunità di crescita per il core business, grazie all’analisi di tendenze e dinamiche che assicurano una maggiore espansione;
- migliore protezione dalle minacce, e quindi in chiave cybersecurity. Considerando l’aumento e la sofisticatezza crescente degli attacchi, si tratta di un fattore tutt’altro che secondario;
- ottimizzazione del processo di decision making, a fronte della presa di decisioni informate.
L’impresa può così trarne un vantaggio competitivo a 360°, avendo modo di tutelarsi internamente e al contempo di anticipare quanto fatto dai concorrenti.
